9 Novembre 2009, 20 anni dalla caduta del muro di Berlino: mentre si acclama ancora la sua distruzione, paradossalmente ci si scorda dell'esistenza di altre barriere che dividono città e persone, della continua e attuale necessità di nuove rivoluzioni. Ma dove la società non approda, dove la politica non vuole arrivare, spesso giungono gli artisti. Banksy è un artista inglese dall'identità sconosciuta che ha fatto della sua comunicazione espressiva un vero e proprio movimento rivoluzionario: la cosiddetta “guerrilla art”, una forma di street art dai contenuti critici su società, etica e politica. Nell'agosto del 2005, in Cisgiordania, Banksy ha realizzato, attraverso varie tecniche come lo stencil, alcuni graffiti sul muro di separazione israeliano, barriera dal tracciato di circa 700 km fortemente voluta dallo stato israeliano di Sharon, ufficialmente per impedire l'entrata di terroristi palestinesi ma in realtà mossa da motivi di divisione politica e ideologica (per questo denominata “muro della vergogna” nonchè dichiarata illegale dalla Corte Internazionale di giustizia). Quella di Banksy è l'ultima frontiera di un'espressione estrema, in nome della quale rischiare la vita stessa: la sua portavoce Jo Brooks ha affermato che le Forze di Sicurezza israeliana spararono minacciosi colpi in aria e che numerose pistole erano puntate contro di lui. Dagli scorci di paesaggi lontani e diversi, visti attraverso squarci e finestre inaspettate, alla bambina che prende il volo con i palloncini, le sue immagini intendono rappresentare visioni di libertà che, in altro modo, non si è capaci di realizzare e con cui si vuole lasciare in memoria di chi guarda il coraggio della ribellione, del desiderio e della speranza.
Sono un essere pensante poco ingombrante.
Sono malata d'arte e non c'è cura che mi guarisca.
Le mie emozioni cercano spesso forma attraverso il disegno ed il colore, altre vogliono essere solo un pò di inchiostro su carte sparse...altre ancora tentano di avere vita propria, ed allora ciò che è intorno a me diviene teatro. Talvolta si divertono perfino a trasformarsi in musica, con risultati inconcludenti e deliranti, ma non importa, perchè ciò che non cambia è il finale: finiscono sempre col ridere di loro stesse.
L'arte è la mia gloriosa rivoluzione...
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